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Incontri nelle Biblioteche della Valmarecchia


Incontri con libri e autori - Il Prgetto prevede un ciclo i incontri con gli autori rivolto alla popolazione adulta - promosso in maniera diretta e coordinata dalla Comunità Montana.
Si è positivamente sperimentato come l'incontro diretto con gli scrittori, con gli autori del libro letto è sempre stato - sia per grandi che per piccini - uno degli stimoli più significativi per ulteriori letture e/o approfondimenti,  ed in particolare un modo per coinvolgere non è frequentatore abituale di biblioteche.

Programma

Mercoledì 23 Aprile - Alessandro Meluzzi e Roberto Milone “Il soffio della vita” (Edizioni OCD)
Uno psichiatra e un professore, rimasti bloccati in una fredda notte d'inverno nell'aeroporto di Torino – a causa di una intensa nevicata - incontrano uomini e donne con storie diverse e si confrontano con le loro vite, in particolare con quella di una giovane donna nel tempo di una scelta decisiva.
Nelle pagine del romanzo si dispiegano tutte le fragilità ed insicurezze dei suoi personaggi. Il romanzo è ambientato in una notte che sembra senza fine, ma che al suo termine, insieme alla luce del giorno aprirà nuove prospettive ed una nuova luce sulla vita.

Giovedì 8 Maggio - Loriano Macchiavelli “Sarti Antonio e la via dell’inferno” (Mondadori)
Ucciso da una pallottola dell'americano Mr. Smith nel 1987, il questurino Sarti Antonio risorge dalle proprie ceneri, quasi miracolosamente, sette anni dopo. I cinque testi qui riuniti, quattro racconti e un romanzo breve, tutti editi tra 1994 e 2001 su riviste e pubblicazioni ormai irreperibili, segnano appunto il ritorno dell'amatissimo sergente al suo pubblico. L'essere scampato alla P38 di Smith l'ha reso più duro, più diffidente, più smaliziato, più autonomo. Più deciso nell'affrontare i diversi frangenti, più capace di orientarsi con maggiore sicurezza in un mondo che dispiega a ogni passo orrori senza fine. Una nuova forza che, unita al pudico e profondo senso di pietà, all'onestà testarda di voler sempre capire, rendono questo Sarti Antonio "seconda maniera" un uomo più attrezzato per viaggiare lungo i molteplici inferni del presente.

Giovedì 15 Maggio  - Nicoletta Verzicco, Stefano Bianchi e Caterina Camporesi “La poesia va al cuore delle cose” (Fara)
Tre autori presentano le loro nuove opere in dialogo fra loro e il pubblico:
- Nicoletta Verzicco “Il sangue dei papaveri” (Fara)
- Stefano Bianchi “Le mie scarpe son sporche di sabbia anche d’inverno” (Fara)
- Caterina Camporesi “Solchi e Nodi” (Fara)
Modera l’editore Alessandro Ramberti

“Il sangue di papaveri” di Nicoletta Verzicco è un manuale di autodifesa dalla modernità fredda, cinica e calcolatrice che vuole la voce del cuore addomesticata all’individualismo sfrenato di una ragione, resa debole dalla religione del profitto.»
Dalla Prefazione di Nicola Vacca: «Questa di Nicoletta Verzicco è un’autentica poesia del cuore, che smaschera e denuda la parola imbavagliata dal Caos. La nudità del suo stesso essere donna davanti al freddo attuale di sentimenti. Questa è la condizione esistenziale con la quale la poetessa imbraccia la penna come un’arma per affermare il suo ruolo di guerriera dei sentimenti in un’epoca che li deride e li disprezza.
Il puro amore e l’anima che si incendia sono le due coordinate principali di una ricerca che non ha nessuna intenzione di rinunciare al principio del cuore. Ogni parola è un gesto concreto contro l’inaridimento del cuore. (…)
Il sangue di papaveri è un manuale di autodifesa dalla modernità fredda, cinica e calcolatrice che vuole la voce del cuore addomesticata all’individualismo sfrenato di una ragione, resa debole dalla religione del profitto.»

Stefano Bianchi “Le mie scarpe sono sporche di sabbia anche d'inverno”
La poesia Novembre – Secolo 21 è stata selezionata ed inserita nell’antologia Nella notte di Natale. Racconti e poesie sotto l'albero, Perrone Editore, presentata alla fiera Più libri più liberi 2007.
I versi di Stefano Bianchi ci catapultano in una quotidianità assaporata con il retrogusto nostalgico di chi cammina e si chiede dove (e come) sta andando, questo suo essere, con il suo vissuto, i suoi desideri e le sue paure. Così il senso delle relazioni umane, del lavoro, degli incontri, delle incombenze di routine, degli imprevisti, delle delusioni e delle gioie si trova ben agglutinato in questa raccolta che si offre con la sua musicalità e le sue immagini a volte dal sapore felliniano (“mi si spalancano gli occhi sul cuscino della notte”, p. 14), altre volte sincopate e vagamente ossessive (“alzati/lavati/ vestiti/ caffè/esci/strada/di corsa bicicletta…”, p. 11), comunque fortemente legate al paesaggio e al territorio dell’autore, come è testimoniato anche dall’uso del dialetto riminese e dalla citazione baldiniana.
La postfazione di Stefano Martello dialoga in modo coinvolgente ed empatico con le poesie di Bianchi, reagendo alla loro provocante semplicità che scava nel profondo il mondo dei rapporti sentimentali e del labile statuto della coppia: “Sono qui per deluderti tesoro / (…) ma non illuderti / con un altro non sarebbe diverso”, p. 15).

Caterina Camporesi “Solchi e nodi”
Il titolo di questa raccolta, osserva fra l’altro Massimo Sannelli nella Prefazione, evoca una poesia caratterizzata, da «depressioni e increspature, picchi e crolli, gonfiori e rughe»: in effetti la petrosa eppure vitale materia di questi “versi condensati” nelle pieghe dei luoghi attraversati e attraversanti la pelle e l’anima di Caterina Camporesi richiede una lettura in cui dare spazio al silenzio e a un ascolto meditativo che sappiano magari sciogliere, o comunque accettare, i «nodi nel tempo». C’è infatti una voce sofferta e forte, esigente e semplice, solidale proprio perché ferita; c’è una compattezza umile, motivata da una profonda ed empatica esperienza di vita, in questi distici accorpati (è proprio il caso di dirlo, per la loro fisicità peraltro sempre in tensione verso altro e oltre) in composizioni calibrate e icastiche.
Qui la realtà non è sorvolata, ma impressa in tatuaggi di senso che vanno al sodo, in parole necessarie: «brecce sfociate in sfocate sommosse / non compitano altri alfabeti // colpi d’accetta senza scampo sui corpi / non lasciano campi a quelli d’ascia // ad ogni istante sulla scena del mondo / risuona il colpo di grazia». Sì, la poesia ha senso se ci apre nuovi modi di indagare quello che siamo e la storia di cui pure siamo “pezzi unici” ma nel gioco tremendo e bellissimo di una umanità in cui «agitati silenzi gemono dialoghi / generosi di legami e fughe».

Venerdì 16 Maggio - Nino Montanari “La casa della serva” (Fara)
(Recensione di Renzo Montagnoli)
Dopo aver letto la prefazione, non si può non emozionarsi già dalla prima pagina di questo romanzo della memoria, soprattutto per uno come me che ha vissuto un certo periodo. Si potrà obiettare che la vicenda non ha nulla di trascendentale, che non ci sono messaggi di grande portata, ma La casa della serva è un prezioso scrigno di ricordi di un’epoca che sembra ormai lontana mille e più anni. In un paese sconvolto dalla guerra, dove la miseria è l’elemento dominante, la storia di Zvanin, questo bimbetto che è affetto da balbuzie e che non ama la scuola, è dipinta con un pennello d’artista, un susseguirsi di quadri che ben rendono l’atmosfera di un’Italia che cerca di risorgere.
L’analisi psicologica del protagonista principale è sapientemente intrecciata con quella dei comprimari, in una ricerca di identità che offre dignità a tutti, dal babbo Carlone al Barone, un povero scemo di guerra. E di quel periodo c’è tutta l’atmosfera, con i comizi per le prime elezioni, l’evidente parzialità al riguardo della chiesa cattolica, la solidarietà tipica della povera gente, il paternalismo dei ricchi, la vecchia vaporiera che assurge a simbolo di rinascita.
Zvanin è un personaggio che non è possibile dimenticare, perché è vivo, quasi da toccarlo con mano; i suoi silenzi, le sue riflessioni, le sue paure, il suo modo di percepire la realtà sono un po’ parte di noi, di quando avevamo quell’età, ma, soprattutto, vivevamo in quell’epoca. In Montanari è evidente la nostalgia che sale pari passo con il ricordo e poco a poco dalla nebbia emergono le immagini che pure io ho visto: i banchi di scuola con il legno intriso d’inchiostro, la maestra che non aveva ancora perso il concetto di educazione dell’epoca fascista, le aule fredde, la sagra di paese. Un mondo in cui ho vissuto e che è stato spazzato via da un altro di cui non vorrei aver ricordi.
Può sembrare una frase fatta dire che si stava meglio, quando si stava peggio, ma allora Zvanin aveva una sua dignità di essere umano, con tante speranze, sogni e illusioni, mentre oggi non sarebbe altro che il risultato di un copia-incolla di un bambino standard. Questo romanzo di Nino Montanari è scritto in modo delizioso e merita tanto di essere letto.

Venerdì 23 Maggio - Simona B. Lenic “Setalux” (Barbera editore)
Setalux, romanzo "fantasy" ma non troppo, narra la storia di quattro amici, tre ragazzi e una ragazza, che all'improvviso si trovano a dover affrontare una missione difficile e pericolosa: riuscire a risvegliare l'antica potenza del Setalux e salvare così il proprio mondo dal male strisciante. Una storia di leggende e antiche profezie ambientata in un mondo simile al nostro, fatto di corse in motorino e compiti in classe, di lezioni di danza e di fumetti. E' un romanzo che si può definire "di formazione" dove i valori dell'amicizia e del coraggio sono assolutamente predominanti. Per Setalux questa "nomination" corrisponde ad una sorta di "marchio di qualità".

Venerdì 30 Maggio - Marcello Zanni “Il dito nella piaga” (Pazzini)

Venerdì 6 Giugno - Marcello Fois “Memoria del vuoto” (Einaudi)
Marcello Fois racconta la vita di uno dei banditi sardi più spietati l'uomo su cui Mussolini mise la taglia più alta - e attraverso la storia di una vita che in molti modi fu eroica, racconta anche il sacrificio di una terra che negli stessi anni era in cerca un'identità. Da bambino Samuele Stocchino sa molte cose, anche della sua vita futura; ma le ha dentro, senza una lingua per esprimerle. Da soldato in trincea recita silenzioso l'eroe senza macchia e torna in patria italiano e decorato. Dopo aver disertato a Caporetto è rispedito a morire: ritorna cambiato. I compaesani si sono spartiti i suoi averi e la sua vita: nasce il bandito, l'ultima deriva di un morto vivente.
La "sarditudine" è una condizione dell'anima più che un dato di riscontro geografico o antropologico. L'appartenenza a una terra è l'elemento sempre meno privilegiato da queste nuove generazioni globalizzate per cui sembra sufficiente allenare le mandibole sotto l'insegna universale dei McDonald's. La Sardegna ha conservato invece intatta nel tempo una sua sacralità memoriale che si tramanda attraverso le stirpi, come un'emanazione mitografica trasmessa dai padri ai figli, al di là della condizione stanziale o migratoria. La Sardegna che i sardi non amano è quella costruita sulle coste – smeralde o dorate – a misura di turista, un cospicuo patrimonio di denaro che nulla, o quasi, deposita nelle tasche degli isolani, addomesticati dalle circostanze a una condizione di osservatori neanche troppo privilegiati.

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