Partendo dalla piazza di Lunano saliremo per l’antica strada che conduce al castello (gli ultimi 300 metri sono percorribili solo a piedi).
Arrivati al castello si potrà vedere ciò che resta degli elementi fondamentali del castello: le porte, le strade, le mura, la fonte, la chiesa e la torre. Considerato il pregevole punto panoramico sarà altresì possibile illustrare la storia dell’intero territorio: dai primitivi insediamenti dell’età del bronzo, al periodo romano, al Medioevo e al Rinascimento.
Fondato poco dopo il Mille il castello di Lunano sorgeva su una collina alla confluenza del torrente Mutino con il fiume Foglia. Posta nel Montefeltro e al confine con la Massa Trabaria la comunità fu sempre legata con i da Montefeltro di Urbino e i Brancaleoni di Urbania.
Nei pressi di Lunano è di particolare interesse il Convento francescano di Monte Illuminato dove la leggenda narra di un miracolo di S. Francesco d'Assisi quando vi fu ospite nel 1213.
Ogni anno, a Lunano, nella terza domenica di ottobre si tiene la "Festa della Castagna ".
Risalendo il Foglia per 5 Km, nei pressi dei confine con la Toscana, incontriamo Belforte all'Isauro (344 metri s.l.m.) il cui primo insediamento di popolazioni umbre, si fa risalire al IV secolo a.C. Il Castello di Belforte, arroccato tra le rive dei Fiume lsauro e dei torrente Fossato fu edificato nel medioevo su un precedente insediamento longobardo dei VI sec. , e costituì un importante baluardo a difesa della Massa Trabaria e delle terre dei Foglia e dell'alto Metauro.
Come gran parte dei paesi dei Montefeltro, Belforte all'Isauro subì le vicende storiche dei Malatesta e dei Montefeltro. Sotto il dominio di Federico formò un anello di congiunzione tra Sassocorvaro e i paesi della valle dei Candigliano fino a Gubbio. Federico da Montefeltro fece ristrutturare il Castello da Francesco di Giorgio Martini, e durante la lunga guerra con i Malatesta si servì di questo avamposto come luogo di concentramento delle truppe. La struttura è divisa in due corpi collegati tra loro: una parte nobile, dimora dei Signori e una parte riservata ai sudditi, cioè di servizio. Ad un miglio di distanza dai due estremi della fortezza furono poste due grandi torri di guardia: Campo e Torriola.
Proprio nei pressi della Torre di Campo, militando per Niccolò Piccinini nel 1439, il Conte Federico venne ferito gravemente a soli 17 anni.
A Nord-Est dei paese, nei pressi dell'attuale Cimitero è situata l'antica Pieve di San Lorenzo, di cui si ha notizia sin dal VII secolo.
Ridiscendendo il Foglia arriviamo poi a Piandimeleto dove è possibile osservare il castrum e il Palatium: il paese cinto fra le mura e il Palazzo dei Conti Oliva.
Come fondazione castellana fu voluta dai governanti pontefici della Massa Trabaria, agli inizi del XIII secolo, sulla base di una nuova tipologia fortificata e residenziale, favorita da concezioni urbanistiche più razionali rispetto a quelle dei castelli medioevali che erano più o meno a sviluppo ascendente e a giro di spirale.
Il castrum è nato da un progetto generale, ideato e disegnato prima a tavolino, poi marcato sul terreno, con lotti segnati e assegnati con una chiara impostazione geometrica di caseggiati, aree scoperte, chiese, vie pubbliche e piazze a maglia ortogonale, cioè un piano che anticipa la razionale concezione delle città moderne, riproponendo l’antica tradizione romana.
In questo tessuto urbano rimasto inalterato possiamo ritrovare il Convento di S. Agostino, le vie di accesso e le porte, le mura, le piazze, le contrade, le “porte del morto”. Grazie a studi recenti è stata identificata, con molta probabilità, la casa di Evangelista da Piandimeleto tutore di Raffaello Sanzio di Urbino.
Il Palatium, il Palazzo è inscindibilmente legato alla famiglia dei conti Oliva, che dal piccolo possedimento di Piagnano si espansero nella zona divenendo una delle famiglie tra le più importanti, in grado di stabilire fortunati rapporti con i Malatesta, i Montefeltro, i Bentivoglio, i Gonzaga e perfino con i Medici.
La costruzione, così come la vediamo oggi, fu promossa nel XV° secolo dal conte Carlo Oliva, colto personaggio rinascimentale che aveva maturato la sua preparazione culturale nell’ambito sia della corte di Sigismondo Malatesta che della corte urbinate di Federico da Montefeltro. Per il suo progetto egli infatti si servì di alcuni degli artisti del Duca, fra i quali Francesco di Simone Ferrucci: quest’artista fiesolano realizzò per Carlo le tombe dei genitori nella cappella di famiglia del convento di Montefiorentino. In realtà, però, i lavori del XV° secolo al castello Oliva consistettero nella ristrutturazione di un fortilizio già esistente, del quale non si conoscono le origini.
Di pianta grosso modo quadrangolare, somma in esso sia le caratteristiche del fortilizio che del palazzo signorile: ad attestare la sua funzione di fortilizio concorre la presenza di merli ghibellini, di beccatelli, del cammino di ronda e la presenza di poche e piccole aperture; a sottolineare, invece, la sua funzione di dimora signorile è la facciata sud verso la piazza, caratterizzata dalla presenza di due ordini di finestre abbastanza ampie, il primo costituito da monofore ed il secondo da finestre con soglia e trabeazione in arenaria.
Se abbastanza anonimo all’esterno all’interno il conte Carlo cercò di dare alle stanze del castello un tono più che mai dignitoso, anche qui prendendo ad esempio il palazzo dei duchi di Urbino da poco costruito: le numerose decorazioni riecheggianti quelle del palazzo dei duchi ed i soffitti voltati trasformano una semplice dimora in un vero e proprio palazzo. In questi particolari vi si può leggere un desiderio di rinnovamento tale che nello spirito è pari a quello delle corti più potenti e rappresenta nel Montefeltro un caso unico di costruzione rinascimentale.
Poco lontano dal palazzo dei conti Oliva si erge una spettacolare torre circolare sicuramente rinascimentale: il suo impianto circolare è da ricollegare alle architetture martiniane, presenti nell’urbinate in esempi numerosi.
Terminata la signoria degli Oliva il Castello è comunque sempre rimasto alla comunità ed è stato nel tempo sempre sede della vita pubblica del paese.
Oggi infatti oltre che ospitare una importante documentazione geologico e ambientale del territorio (Museo di Scienze della Terra e Erbario delle Marche), nonché una pregevole testimonianza del mondo e del lavoro contadino del Montefeltro (Museo del Lavoro Contadino), il Castello conserva il suo valore di simbolo della comunità di Piandimeleto.
Altra tappa di questo splendido itinerario è Pietraubbia. Imboccando la valle del torrente Apsa incisa dai calanchi su di un ripido strapiombo, quasi sospesa, si scorge la chiesa romanica di Sant'Arduino (XII sec.), mentre più oltre appaiono le case di Mercato Vecchio, sede del Comune di Pietrarubbia le cui frazioni sono disseminate sui fianchi della vallata.
Da qui, ben segnalata, una strada di circa 2 km porta all'antica Petra Rubea. All'ombra di torrioni rocciosi dall'aspetto un po' spettrale, si materializzano le costruzioni di un borgo un tempo abbandonato, ma che non vuole morire, pur essendo scomparsa quasi ogni traccia del castello che lo generò. Aggirandosi tra le solitarie case, ci si imbatte negli oggetti forgiati dal Centro T.a.m. (Centro di Trattamento Artistico dei Metalli ) e nelle litiche sculture di Arnaldo Pomodoro. E’ soprattutto al tramonto, quando gli ultimi raggi del sole infuocano la Petra Runea, che sembra rivivere la leggendaria storia di questo pinnacolo trasformato in rocca inespugnabile.
Tornati a Mercato Vecchio, i minuti separano da Ponte Cappuccini, sede di un convento costruito per ricordare il passaggio e la Predicazione di San Francesco d'Assisi. All'interno, oltre alla stanza dove visse San Giuseppe da Copertino, sono conservate pregevoli opere artistiche del '600, un altare ligneo ed alcuni quadri attribuiti alla scuola di Guido Reni. Il secolare parco del convento è stato trasformato in giardino botanico che ripropone scientificamente la vegetazione dell'Appennino centrale.
Da ponte Cappuccini a Carpegna risalito il fianco della vallata, lo sguardo viene attratto ancora una volta dal crinale di Pietrarubbia che qui discopre un'ultima suggestione.
La torre di Pietrafagnana, spuntone roccioso che in apparenza sembra una fortificazione costruita dall'uomo ma in realtà è una bizzarria cesellata dalla natura.
Da Pierarubbia a Frontino, arroccato su uno sperone ai piedi del Sasso Simone e Simoncello, affacciato sulla valle del torrente Mutino. L'antico centro abitato, circondato da una cerchia di mura castellane, ben conserva la struttura medievale ricordando le origini di questo battagliero Castello, sentinella avanzata del Montefeltro.
Storia, arte, panorami stupendi, la cordialità della gente formano un quadro di natura viva e un insieme di cose da vedere.
Al termine del paese, su di una panoramica piazzetta che si affaccia sull'ordinatissimo e ricco parco pubblico, Franco Assetto, artista torinese di fama internazionale le cui opere sono esposte nelle sale del Museo d'Arte di Frontino, ha voluto collocare la sua Scultura d'Acqua dedicata alla figura-guida del Maestro elementare.
A breve distanza si trova Pallazzo Vandini, con sotterraneo a volta a crociera, anticamente collegato da un camminamento-galleria al Mulino d'acqua trecentesco, che riforniva di farina e pane il castello.
Da visitare la chiesa di San Pietro è Paolo, arricchita dalla Madonna col Bambino di fattura baroccesca e dal tabernacolo ligneo seicentesco, splendente nelle sue dorature.
Ma se si vuole godere del paesaggio di Frontino non ci si deve solo limitare a passeggiare per il centro storico, le cui strade e piazze sono lastricate di ciottoli del Mutino, ma ci si deve spingere nelle campagne che lo circondano e scoprire i casali, il mulino, il suggestivo Eremo di San Girolamo, oggi divenuto residenza d'epoca, il Convento di Montefiorentino, geloso custode di vere opere d'arte.
Di origine duecentesca, il convento di Montefiorentino presenta notevole interesse per la cappella rinascimentale dei Conti Oliva attribuita a Francesco di Simone Ferrucci. Sull'altare è posta una madonna con Bambino e Santi, opera di Giovanni Santi, padre di Raffaello. Sono di particolare interesse una cantoria lignea e un Coro in noce scolpito, opere del XVII secolo e due stalli con inginocchiatoi intarsiati dallo Zucchino (1493).
Ogni anno si celebra a Frontino una importante manifestazione letteraria: il Premio Nazionale di Cultura 'Frontino-Montefeltro' fondato da Carlo Bo.
Per informazioni:
Ufficio Turistico 0722 721 528;
e-mail biblio.piandimeleto@provincia.ps.it;
web: www.comune.piandimeleto.pu.it